Sanità, Di Medio: “Come è stata gestita l’emergenza Covid”


La nota di Maria Pia Di Medio, medico, Sindaco di Cassano delle Murge (provincia di Bari) e responsabile di Senso Civico per l’area metropolitana di Bari, sul tema della sanità regionale in generale e della gestione della pandemia da covid.

Questa tornata elettorale è forse la più complessa che gli Italiani abbiano vissuto. Al di là delle ideologie politiche, chi non ha governato a livello regionale in quest’ultimo periodo (non parliamo poi del Governo centrale…) trova gioco facile nell’evidenziare le cose non fatte o fatte in maniera errata oppure gli obiettivi non raggiunti. E trova gioco facile nel dire come andavano fatte… con il senno di poi tutti sono bravi. Mi permetto una riflessione sulla gestione della Sanità in Puglia. Premetto che sono un medico di prima linea, di base, uno di quelli che viene fermato dai propri pazienti anche mentre fa la spesa o alla messa , ecc, quindi uno di quelli che vengono considerati il “front office” del Servizio Sanitario e che si fa carico di tutto, dai problemi per la prescrizione delle terapie (adeguatezza, piani terapeutici, disponibilità del mercato, ecc) alle lamentele per le liste di attesa e a quelle per il comportamento poco “accogliente” dei medici ospedalieri o degli operatori ASL.

Ritengo che sia necessario distinguere quello che non va nella sanità a livello nazionale da quello che è di stretta competenza della Regione. Non dobbiamo altresì dimenticare che siamo ancora, di fatto, in regime di “Piano di rientro” che, iniziato ufficialmente nel 2010 per il mancato rispetto del Patto di stabilità interno Regionale insieme all’assistenza domiciliare, si trascina ancora oggi (come d’altronde nelle altre sei regioni interessate) con le continue verifiche da parte dello Stato dei risultati dei Piani Operativi imposti dallo stesso. A quanto detto aggiungiamo la farraginosità della macchina amminstrativa, le difficoltà contingenti per non licenziare operatori che lavorano presso strutture che “devono” essere trasformate (sempre per direttiva statale). Aggiungiamo anche nel 2015 l’avvento del “decreto Balduzzi” con ulteriori tagli e accorpamenti. Bene, alla luce di tutto questo e di tante altre situazioni magari più marginali ma non meno importanti, credo che non si possa accusare l’amministrazione Emiliano di non “aver fatto nulla”.

In realtà lo spazio di manovra regionale è stato ed  è ben poco, e lo sarà fino all’uscita dal Piano di Rientro, e quello che ha dovuto fare ha riguardato gli adempimenti obbligatori dei “tagli” e della riorganizzazione delle strutture sanitarie (ospedali, RSSA, Ospice, ecc) con il completamento degli accorpamenti e degli adeguamenti abitanti/letti (sempre stabiliti dallo Stato…). Gli adempimenti sono stati osservati, tanto è vero che ad aprile dello scorso anno si intravedeva l’uscita da Piano (arrivata ufficiosamente appena ieri per dichiarazione del Ministro Speranza). Agli inizi di quest’anno la situazione si manteneva in precario equilibrio… poi è arrivato il COVID. Ritengo che il Presidente Emiliano abbia agito nel migliore dei modi tenendo presente che ha dovuto adempiere alle direttive nazionali e dare  indicazioni precise alla Protezione Civile, ai Sindaci e alle Forze Militari. Prima di tutto ha saputo scegliere: si è avvalso di consulenti competenti e i risultati ci sono stati. La Puglia non ha avuto eccessivi contagiati, rispetto alle regioni del Nord, ricordandoci che c’è stato il rientro massivo soprattutto di studenti, ma il rispetto delle direttive Ministeriali, sollecitate con veemenza dal Presidente, hanno determinato un forte contenimento dei contagi. E’ vero noi medici abbiamo lavorato “a mani nude”, senza mascherine, senza guanti, senza camici isolanti, ma questo è stato vero per tutta l’Italia, e il rischio contagio fa parte anche del nostro mestiere (non esiste solo il COVID!!!),  però i reparti COVID sono stati allestiti in fretta e con tutte le attrezzature e la Puglia ha potuto contare pochi decessi (rapportati alla media nazionale). Ma non è solo questo, tuttora ci sono fondi per la sorveglianza continua di coloro che hanno avuto necessità di ospedalizzazione, e non è poco.

Il settore sanità è il più difficile da gestire perchè non determina introiti monetizzabili, è solo una voce in uscita con innumerevoli esigenze strutturali e di personale.. gli introiti sono determinati dallo stato di salute degli abitanti: più stanno bene meno si spende, meno invalidi si determinano e si devono sostenere. Con SENSO CIVICO vogliamo questo: una Regione che riesca a gestire una sanità con competenza e nel rispetto delle leggi per poter essere disponibile per ogni cittadino che ha il diritto costituzionale alla salute a qualsiasi ceto appartenga ed in qualsiasi luogo viva.

Maria Pia Di Medio

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